Cenni Storici

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Le origini di Compsa

Non conosciamo la data precisa di fondazione della città di Compsa, con una certa approssimazione possiamo dire che l’insediamento si è sviluppato a partire dalla tarda età arcaica che corrisponde pressappoco al VI-V sec. A.C.

La sua posizione lungo il corso dell’alto Ofanto, sui due colli di “Conza” e “Ronza” attraversati da un tratturo, si inserisce nell’ambito del più vasto panorama protostorico dell’attuale Campania, in quel gruppo antropico appartenente alla denominata “Cultura di Oliveto-Cairano” che praticava la fossacultur come tecnica funeraria. Importanti in tal senso sono i ritrovamenti di tombe scoperte in località San Cataldo ai piedi della collina della città, già prima del terremoto e che ci forniscono un identikit sull’antichità dei primi insediamenti umani nella zona. 

Una delle teorie che possiamo avanzare è che il nome di Compsa, sia legato ad una delle popolazioni che si era stanziata in questo territorio: i Mopsi, dai quali deriverebbe il termine originario Ka-mpsa, ovvero “Terra dei Mopsi”, popolazione proveniente dall’Est che, risalendo la via naturale dell’Ofanto, dalla Puglia sia penetrata nelle zone interne arrivando fin da noi.

Il paesaggio di Compsa al tramonto: la collina di Ronza e l’invaso artificiale sull’Ofanto.

L'elmo del museo Pedesoli di Milano

Un’iscrizione osca in alfabeto greco, incisa sulle paragnatidi di un elmo calcidese del IV secolo A.C., attesterebbe in quel periodo la presenza di mercenari che si dichiarano originari di Kampsa. Si tratterebbe di una dedica pubblica (menzione del Meddix magistrato eponimo), posta da una vereiia al servizio di Metaponto. Questa documentazione epigrafica diventa significativa se consideriamo l’importanza politica che avesse Compsa già in quei tempi e ci dà informazione anche dello status dei cittadini di questa comunità.

Elmo in bronzo di tipo calcidese, IV sec. a.C. (Museo Poldi Pezzoli, Milano), in dotazione a una vereiia kampsana al servizio di Metaponto.

Compsa e Annibale: la città nella seconda guerra punica

Dopo la fondazione della colonia latina di Beneventum, nel 268 a.C., Compsa era diventata il principale centro degli Hirpini: una città con un’élite politica strutturata, capace di scelte autonome e collocata in un nodo strategico fra le valli dell’Ofanto, del Calore e del Sele.

Quel ruolo di primo piano emerge con forza nell’estate del 216 a.C., nei giorni immediatamente successivi alla battaglia di Canne. Annibale risale dalla Puglia verso il Sannio e viene accolto a Compsa da Stazio Trebio, nobile compsano che gli aveva promesso la città ancor prima della vittoria cartaginese. Il passaggio avviene senza combattere: la fazione filoromana dei Mopsii, la famiglia potente “per il favore dei Romani”, abbandona la città all’arrivo dell’esercito punico (Livio, XXIII, 1).

Compsa diventa così il campo base di Annibale in Irpinia: qui il generale lascia tutta la preda e i bagagli con un presidio, divide l’esercito affidando a Magone il compito di ottenere la resa delle città della regione, e muove personalmente verso il Tirreno per attaccare Neapolis. Da Compsa, nel 216 a.C., Magone ripartirà verso il territorio dei Brettii.

Nel 214 a.C. la città viene riconquistata dai Romani nel corso della campagna del console Quinto Fabio Massimo, che ne fa a sua volta il proprio quartier generale per una rapida serie di operazioni sui centri ribelli (Livio, XXIV, 20). Alla riconquista segue una repressione severissima, fatta di deportazioni, confische e condanne a morte.

In appena due anni, dunque, Compsa fu contesa e presa due volte, e due volte saccheggiata: una vicenda che spiega la lunga eclissi archeologica del sito e la sua scomparsa dalle fonti per oltre un secolo. Le terre confiscate alla città entrarono a far parte dell’ager publicus romano e furono oggetto, alla fine del II secolo a.C., delle assegnazioni graccane.

Da città Irpinia a Municipium Romano

Tra l’89 e il 70 a.C. Compsa diventa municipium, retto da quattuorviri iure dicundo e ascritto alla tribù Galeria. Le epigrafi restituiscono la voce ufficiale della comunità: l’ordo municipi(i) Compsinorum, il consiglio dei decurioni che decretava statue e onori pubblici.

È con l’inizio del I secolo a.C. che la collina cambia volto. Nasce un impianto urbano ortogonale, con decumani e cardini adattati all’andamento naturale del terreno, e si definiscono per la prima volta in modo stabile gli spazi pubblici e quelli privati. L’abitato di origine irpina lascia il posto a una città tardo-repubblicana, romana nella forma e nell’ideologia.

Il segno più evidente di questa trasformazione è il Foro, costruito sulla terrazza centrale del colle, in posizione tale da essere visibile da più punti della città: un complesso monumentale concepito con precise intenzioni scenografiche.