Il Foro

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Il cuore della Città

Il Foro di Compsa nasce agli inizi del I secolo a.C. sulla terrazza centrale della collina, regolarizzata e sostruita con un criptoportico. La prima piazza, di forma rettangolare (circa 32 x 23,65 m), era circondata su tre lati da un portico colonnato e vi si affacciavano gli edifici che dettavano il ritmo della vita pubblica: il Capitolium, la Basilica, un piccolo sacello e, più tardi, un secondo tempio.

Dagli ultimi decenni del I secolo a.C. il complesso viene ridisegnato all’interno di quel programma di riorganizzazione amministrativa e di “monumentalizzazione” promosso da Augusto: il Capitolium e il sacello sono monumentalizzati, la piazza viene lastricata a spese di due magistrati locali e il Foro riceve un nuovo tempio, probabilmente dedicato al culto imperiale.

L’ingresso monumentale era collocato sul lato sud-est e conduceva, mediante l’asse ottico, direttamente all’edificio più importante della piazza. Il Foro continuò a svolgere un ruolo centrale nella vita sociale della città almeno fino alla metà del IV secolo d.C.; dalla fine del IV inizia la defunzionalizzazione, e in età altomedievale e nel basso Medioevo l’area sarà utilizzata come luogo di sepoltura intra muros.

Ipotesi di ricostruzione dell’area del Foro: copertina del libro “Compsa tra Irpini e Romani” di Vincenzo Di Giovanni

Il Capitolium (Tempio A)

Sul lato nord-ovest della piazza si erge il tempio principale, identificato con il Capitolium: un edificio su podio di tipo italico (16,41 x 7,80 m, alto 1,50 m), con cella unica preceduta da un pronao tetrastilo. Del pavimento originario del pronao resta un piano in cementizio a base litica, decorato da inserti litici policromi sparsi e bordato da una fascia nera; nella cella si conservano lacerti di un mosaico a tessere bianche con uno pseudo-emblema quadrangolare (30 x 30 cm) in tessellato di dimensioni maggiori.

Tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C. il tempio viene completamente ristrutturato e monumentalizzato con l’aggiunta, sulla fronte, di una scalea monumentale.

Podio in pietra calcarea di un tempio dell’area forense, dedicato verosimilmente a Venere.

La Basilica

Verso la metà del I secolo a.C., lungo il lato nord-ovest del Foro, viene costruito un edificio di cui si conserva una fila di 18 blocchi rettangolari in calcare bianco, una colonna in laterizio e il lacerto di una pavimentazione. I confronti stilistici permettono di riconoscervi la Basilica: un’aula quadrangolare (circa 11,55 x 11,59 m) chiusa su tre lati e aperta verso la piazza tramite un colonnato, raccordata a essa da un gradino.

Della pavimentazione originaria restano labili tracce di un mosaico a fondo bianco, posato su uno strato preparatorio di 22 cm in pietrame legato da malta giallastra.

Particolare di una colonna del portico del Foro.

Il Sacello

Sul lato nord-est della piazza, tra l’inizio e la metà del I secolo a.C., viene edificato un piccolo edificio absidato in opera incerta (7,56 x 5,85 m), interpretato come luogo di culto: la divinità titolare resta però ignota.

Tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C. anche questo edificio viene rinnovato, con nuove strutture in opera reticolata, e collegato al marciapiede del portico da una scalea in blocchi rettangolari di calcare bianco. Il nuovo accesso era ornato da due basi modanate in pietra calcarea, su cui erano probabilmente collocate due statue; l’aula absidata riceve un pavimento in cementizio a base litica decorato da un punteggiato ortogonale di tessere musive nere di forma romboidale (3 x 3 cm).

Il Tempio B e il Culto Imperiale

Nella metà del I secolo a.C. la fronte nord-ovest della piazza viene arricchita da un portico monumentale che, insieme alla fronte porticata della Basilica, chiude il Foro su tutti e quattro i lati. Nella seconda metà del secolo il portico è ristrutturato e inglobato nel cantiere di un nuovo tempio, il Tempio B, che sarà completato solo tra gli ultimi decenni del I secolo a.C. e i primi del I secolo d.C.: è la fase di piena monumentalizzazione del Foro.

I pavimenti del Foro

I rivestimenti pavimentali sono il documento più eloquente della storia del Foro: letti in sequenza stratigrafica, raccontano il passaggio dall’abitato irpino alla piazza monumentale di età augustea.

I lembi più antichi sono pavimenti di ciottoli in opus spicatum con motivo decorativo “a stuoia”, di età preromana: sono la traccia dell’insediamento che i Romani trovarono già in vita sulla collina. Seguono, nella città municipale, i pavimenti in cementizio a base litica del Capitolium, del sacello e del Tempio B, i mosaici a fondo bianco della Basilica e della cella del Capitolium, e infine i piani policromi con inserti litici.

Area del Foro: resti di un pavimento di ciottoli in opus spicatum, di età preromana.

Il Lastricato della Piazza

Tra gli ultimi decenni del I secolo a.C. e i primi del I secolo d.C. la piazza forense viene lastricata con grandi lastre squadrate di pietra calcarea bianca. I lavori iniziarono con la messa in opera di un canale di scolo in blocchi monolitici di calcare bianco, con spallette laterali concave e fondo piano: se ne conservano 51 blocchi, di dimensioni medie 0,52 x 1,02 m.

All’interno del limite segnato dalla canaletta (26,5 x 18,85 m) fu posato il pavimento: se ne conservano 194 lastre, di dimensioni medie 0,66 x 0,41 m, organizzate su trentadue file orientate NO-SE. La porzione superstite misura circa 219 m², poco meno della metà dell’estensione ipotetica della piazza (circa 514 m²); il volume di calcare impiegato è stimato in circa 103 m³, proveniente dalle cave della zona, fra Sant’Andrea di Conza e Pescopagano.

Sul lastricato si leggono ancora due impronte pertinenti a basi di statue o altari: la più grande, di 1,16 x 1,92 m, potrebbe appartenere a un monumento equestre.

Il lastricato del Foro con, sullo sfondo, la Cattedrale.

L'iscrizione in lettere di Bronzo

Al centro del lastricato, rivolta verso l’accesso monumentale di sud-est, correva un’iscrizione realizzata con lettere metalliche — con tutta probabilità di bronzo dorato, le litterae aureae o caelatae ricordate dalle fonti antiche — inserite direttamente nelle lastre della piazza. È uno dei documenti epigrafici più notevoli del Parco e appartiene a un gruppo ristretto di iscrizioni “plateali” note in Italia, attestate ad Aquileia, Minturnae, Pompei, Roma, Saepinum, Scolacium, Spoletium, Terracina e Veleia.

Delle lastre iscritte se ne conservano nove, distribuite in due gruppi (di tre e di sei) separati da un’ampia lacuna. L’altezza delle lastre è omogenea (da 87 a 92 cm, circa tre piedi romani), mentre la lunghezza varia, tanto che il numero originario non è precisabile. Il solco alveolato che ospitava le lettere è profondo circa 3 cm, così che i caratteri non costituissero un ostacolo per chi camminava sulla piazza; le lettere, alte fra 25,5 e 26 cm, erano fissate con perni a sezione rettangolare bloccati con piombo fuso, di cui restano tracce consistenti in quasi tutti gli alvei.

Alcuni dettagli tecnici raccontano il cantiere: il solco di alcune lettere è inciso a cavaliere della commettitura fra due lastre contigue, prova che il disegno e la posa dei caratteri avvennero quando il lastricato era già in opera, probabilmente per mano di maestranze specializzate chiamate da un centro più importante. In antico le lettere furono strappate con una leva o liberate picchiettando la pietra intorno all’alveo.

La lettura proposta dal prof. Alfredo Buonopane è:

Q(uintus) Ant+[- – -]us M(arci) [f(ilius)? – – -], P(ublius?) [- – -] M(arci) f(ilius), q(uin)q(uennales), s(ua) p(ecunia) s(traverunt).

L’iscrizione documenta dunque che la pavimentazione del Foro fu realizzata a proprie spese da due Quadriunviri iure dicundo quinquennales — i supremi magistrati della città, eletti ogni cinque anni — fra gli ultimi decenni del I secolo a.C. e i primi decenni del I secolo d.C. appartenenti alla nobile famiglia degli Antistii.

 Collocata al centro della piazza, era il modo più visibile per legare il nome dei due magistrati all’immagine monumentale della città: munificenza privata e propaganda politica nello stesso gesto.

L'anfiteatro

L’anfiteatro fu costruito sulla terrazza più alta della collina: una scelta dettata dalla morfologia del sito e, al tempo stesso, dalla volontà di accentuare il carattere scenografico dell’urbanistica cittadina, creando una quinta monumentale alle spalle del Foro. Come le terme, fu probabilmente promosso da importanti personaggi locali.

Delle strutture si conservano sezioni di muratura in opera reticolata con fascia mediana in opera composita e i percorsi voltati di servizio, i tunnel che immettono nell’arena.

Anfiteatro: sezione di muratura in opus reticulatum, con fascia mediana di opus compositum.